Sons of Darkness

Mission 02: Lifting the Scale

OPERAZIONE: LIFTING THE SCALE

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AGENTI COINVOLTI:
- John Reese
- Vincent Lacroix
- Helena Miller

LUOGO:
Deir El Medina, nei pressi di Luxor, Egitto.

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RAPPORTO MISSIONE (di Helena Miller)
I problemi segnalati dai nostri informatori in Egitto non hanno tardato a farsi notare.
Al nostro arrivo a Deir El Medina, abbiamo avuto modo di verificare di persona le anomalie “mediche” di cui ci è giunta voce.
Durante una rissa, un uomo è stato sgozzato davanti a noi, ma i soccorsi dell’agente Lacroix non sembravano sufficienti. È stato piuttosto un uomo, che in un secondo momento identificheremo come Fadir Un nefer, a “curare” miracolosamente il ferito, riuscendo a riportarlo in vita senza però curare la sua ferita. Il ferito, spaventato, ha seguito Un neferi, mentre la folla, diradandosi, gridava in sua direzione chiamandolo “Ranihura” (egiziano per “distruttore”).
Probabilmente avevamo trovato il nostro uomo, e dopo una notte passata a perlustrare l’area e il villaggio (durante la quale l’agente Reese è entrato in contatto con lo spirito di un abitante del luogo, unica anima rimasta nell’Underworld, grazie alla sua ancora, che abbiao recuperato), abbiamo deciso di seguirlo facendoci indicare la direzione da uno dei suoi “seguaci”. L’appuntamento era per il mattino dopo.

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Durante la notte, grazie alle capacità dell’agente Reese, abbiamo appreso della mancanza degli spiriti nella dimensione che chiamiamo Twilight. Solo un’anima era rimasta, grazie ad un cimelio che lo aveva legato al piano materiale. Recuperato tale artefatto, ci siamo concessi qualche ora di sonno prima del mattino.
La nostra guida, un ragazzino giovanissimo di appena 12 anni, ci ha aspettato fino a mezzogiorno circa (ritardo accumulato anche per colpa dell’agente Lacroix). Il giovane era preoccupato, con i cammelli, per raggiungere la nostra destinazione avremmo impiegato almeno 5 ore, e voleva che evitassimo di rimanere da soli nel mezzo del deserto dopo il calare del sole.
E aveva ragione. Superammo una miriade di piccole piramidi tutte uguali, fino a raggiungerne una in particolare, vicino ad un dirupo.
Il sole era già stato sostituito dalla luna in cielo, e appena vide le prime sagome ergersi dalla sabbia, il ragazzino si lanciò al galoppo, fuggendo verso la costruzione.
Colti di sorpresa, fummo accerchiati dagli zombie che erano spuntati da terra e che si avvicinavano a noi minacciosi.
Lo scontro è risultato impari, e presto siamo stati sopraffatti dalle creature, e abbiamo perso i sensi.

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Ci siamo risvegliati all’interno di una costruzione (scoprimmo più tardi di essere dentro la piramide di fronte alla quale eravamo stati attaccati. Avevamo trovato il misterioso figuro che cercavamo. Egli si presentò come Fadir Un nefer, portavoce di Nakhtamon, un antico faraone sacerdote di Anubi. Ci ha anche svelto il mistero dietro alla mancanza di morti.
La Bilancia di Anubi era sparita. Senza di essa, era inpossibile per il dio giudicare le anime e decidere se mandarle nell’ade o in paradiso.
Insieme a lui siamo riusciti a rintracciare la posizione dell’artefatto: si trovava nell’Oltretomba, ed era stato trafugato da un demone in combutta con lo spirito di Nakhtamon.
Raggiunta la piramide dimora del demone, siamo riusciti a sconfiggerlo mentre il faraone defunto combatteva con il demone che aveva deciso di rompere il patto concordato.
Grazie ad un rito nefando sono riuscita a ordinare al demone di tornare indietro, lasciando la Bilancia sul nostro piano.
Fatto questo, anche Nakhtamon si è ribellato al suo “amico” Fadir, con il quale condivideva il corpo.
È stato impossibile fermarlo, ma Fadir è riuscito a far crollare la piramide, sacrificandosi.
Spero di essere riuscita a salvarlo in realtà, spezzando la collana del vecchio spirito trovata in città. L’abbiamo visto inabissarsi all’interno della piramide in rovina, e speriamo sia riuscito a dare una terza possibilità al sacerdote che aveva compiuto il gesto estremo.
Pare che il corso naturale della vita sia tornato ad essere quello prestabilito, quindi possiamo ritenere compiuta la missione, nonostante l’artefatto non sia entrato in nostro possesso.
Ma forse è meglio così.
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EdoardoFusco

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