Sons of Darkness

Mission 04: The Pit and the Pendulum

OPERAZIONE: PIT OF THE LOST SOULS

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Agenti operativi:
- John Reese
- Savannah Robin Marshall
- Vincent Lacroix
- Jakob
- Sarah Walker

Agente di supporto sul luogo:
- Miguel

LUOGO:
Neoquen

MANDANTE DELLA MISSIONE:
Lucien

Rapporto missione (a cura della dottoressa Savannah Robin Marshall)

Obiettivo Missione: Scoprire quale artefatto l’Enfant Diabolique sta riesumando ed entrarne in possesso.

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Rapporto missione:
Raggiunta la cittadina di Neoquen abbiamo avuto il primo contatto con l’agente operativo del luogo: Miguel. Dopo una prima ispezione alla zona degli scavi (sotto la ziggurat) è stato determinato che il capo dell’operazione era un certo Carlos, che mediante l’uso di “demoniaci poteri occulti” (che in seguito capimmo dipendere da un ciondolo) di cui non è stata provata scientificamente l’esistenza, ha permesso alla sua manovalanza di essere immortale. L’agente Reese, tentando un primo avvicinamento sotto copertura (archeologo russo…) è stato catturato e rinchiuso in una delle celle della ziggurat. Questa iniziativa personale, priva di ogni sorta di scambio comunicativo e group decision con il resto della task force, ci ha obbligati ad agire in modo tempestivo, lasciandoci come unica soluzione quella di entrare nella ziggurat con la forza, liberarlo e di conseguenza, trovare un luogo sicuro per riorganizzarci.

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Carlos, sapendo che eravamo sulle sue tracce, ha mandato diverse volte alcuni sicari di “bassa lega” con l’evidente intento di eliminarci. Ma la nostra prontezza, unita all’intervento dell’agente Walker, ci ha permesso di uscire indenni dallo scontro. Oltretutto si è potuto verificare, anche se solo in parte, l’immortalita assunta da questi uomini (si veda rapporto scientifico allegato e prove fisiche di resti umani). A causa dell’intransigenza dell’agente Reese, e del suo precario spirito collaborativo, la sottoscritta agente Marshall e l’agente Vincent Lacroix, siamo stati costretti a sedare una lite tra il sopracitato agente e Jakob. La disputa è nata dalla morte di Miguel.

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L’agente Reese ha accusato Jacob di averlo ucciso, mentre il secondo ha affermato che fosse legittima difesa, dato che al suo risveglio, Miguel, come un cane inferocito lo ha attaccato. Dopo un combattimento, avvenuto per i motivi sopra elencati, l’agente Reese è deceduto. Con il favore della notte ci siamo recati nuovamente alla ziggurat, per ricercare il pozzo delle anime, avendo scoperto che l’obiettivo dell’Enfant Diabolique era proprio quello di riportarlo alla luce ed utilizzarlo. All’interno della ziggurat abbiamo rinvenuto una stanza ricolma di scatolette di metallo contenenti cuori umani che ho prontamente dato alle fiamme tenendone uno per successive analisi. Guidati dall’assurda consapevolezza che per riportare in vita l’agente Reese, fosse necessario utilizzare il pozzo delle anime, abbiamo rapidamente abbattuto tutti gli ostacoli che si sono trovati sulla nostra strada fino a raggiungere il luogo designato. All’interno della struttura abbiamo incontrato l’agente Helena Miller, che credevamo morta, la quale ci ha detto “di essere in contatto con l’anima dell’agente Rees” e che avevamo poco tempo a disposizione, se volevamo riportarlo tra i mortali. Grazie alle nostre tattiche e strategie, all’affiatamento, e al fatto che l’agente Reese, in quanto morto, non poteva essere d’intralcio, siamo riusciti ad eliminare Carlos. Successivamente, grazie alla pronta guida di Helena Miller, e alla mia esatta e raffinata precisione chirurgica siamo riusciti a riportare in vita l’agente Reese, al quale è stato sostituito il cuore. Purtroppo per Miguel niente è stato possibile, dato il deterioramento accelerato dei suoi organi vitali. Lasciando Jakob di guardia al pozzo delle anime come da ordini impartiti, abbiamo fatto ritorno alla base.

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Mission 03: Shakespeare's Lost Play

OPERAZIONE: SHAKESPEARE’S LOST PLAY

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Agenti operativi:
- Ander
- John Reese
- Savannah Robin Marshall
- Vincent Lacroix

LUOGO:
Shakespeare’s GLOBE Theatre, Londra, UK

MANDANTE DELLA MISSIONE:
Ben Griffith

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RAPPORTO MISSIONE (a cura della dottoressa Savannah Robin Marshall)
Alle ore 11.00 P.M., ora del meridiano di Greenwich, entriamo nel Globe Theater e, nel suo ufficio, Ben Griffith ci espone l’obiettivo della missione. Nell’ultimo atto dello spettacolo sul palco si è aperto un portale attraverso il quale sono spariti alcuni membri della compagnia e del pubblico, motivo per cui la polizia stava trattenendo gli spettatori del teatro. Dopo alcune ricerche fallaci di alcuni membri del gruppo, la qui presente è riuscita a fornire alla squadra il metodo per aprire nuovamente il portale e recuperare così gli ostaggi.

Dopo alcuni giorni di preparazione gli operativi hanno aperto i portale ritrovandosi in questo modo in “Arcadia”. Prima di trovare Oberon, colui che ha rapito i membri della compagnia per riavere con se William Sparrow, protagonista e rinomato membro del cast, abbiamo dovuto affrontare diverse prove, che alcuni operativi non sono riusciti a superare, nonostante i consigli di Ariel/Ben Griffith.
In primis, l’agente Lacroix, che si è lasciato distrarre da vizi carnali estremi, e per secondo l’agente Reese, che “ha lasciato la via maestra”.

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Ander si è comportato in modo assai preciso ed è riuscito a sconfiggere la sua nemesi, che si stava frapponendo tra il gruppo e il nostro obiettivo.

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La sottoscritta, grazie ad un’estrema lucidità e sangue freddo, è riuscita a non cadere nella trappola di un goblin che si era presentato sotto mentite spoglie (nella fattispecie, quelle del Dr. George R. Marshall) e inoltre a salvare i componenti del gruppo da una morte sicura.

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Giunti infine al cospetto del “Principe Oberon”, grazie alle sue abilità di persuasione, l’agente Marshall ha convinto il bersaglio a rilasciare i prigionieri. È inoltre riuscita a persuaderlo a spalancare un nuovo portale per il teatro di Londra da dove la missione ha avuto inizio.
Si allega l’intera trascrizione dell’opera che ci ha permesso di aprire il portale e l’elenco dei campioni raccolti durante la permanenza nella dimensione parallela che dai superstiziosi viene definita come Arcadia.
Mi riservo di occuparmi al più presto delle analisi dei reperti in modo da avere indizi scientifici sulla vera natura dell’ambiente operativo della missione.


Note.
È consigliato una maggior severità per modificare il comportamento sul campo dell’agente Lacroix, il quale, a causa della sua scarsa fermezza, ha costituito un pericolo per la riuscita della missione stessa e per gli agenti che ne hanno fatto parte.

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Mission 02: Lifting the Scale

OPERAZIONE: LIFTING THE SCALE

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AGENTI COINVOLTI:
- John Reese
- Vincent Lacroix
- Helena Miller

LUOGO:
Deir El Medina, nei pressi di Luxor, Egitto.

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RAPPORTO MISSIONE (di Helena Miller)
I problemi segnalati dai nostri informatori in Egitto non hanno tardato a farsi notare.
Al nostro arrivo a Deir El Medina, abbiamo avuto modo di verificare di persona le anomalie “mediche” di cui ci è giunta voce.
Durante una rissa, un uomo è stato sgozzato davanti a noi, ma i soccorsi dell’agente Lacroix non sembravano sufficienti. È stato piuttosto un uomo, che in un secondo momento identificheremo come Fadir Un nefer, a “curare” miracolosamente il ferito, riuscendo a riportarlo in vita senza però curare la sua ferita. Il ferito, spaventato, ha seguito Un neferi, mentre la folla, diradandosi, gridava in sua direzione chiamandolo “Ranihura” (egiziano per “distruttore”).
Probabilmente avevamo trovato il nostro uomo, e dopo una notte passata a perlustrare l’area e il villaggio (durante la quale l’agente Reese è entrato in contatto con lo spirito di un abitante del luogo, unica anima rimasta nell’Underworld, grazie alla sua ancora, che abbiao recuperato), abbiamo deciso di seguirlo facendoci indicare la direzione da uno dei suoi “seguaci”. L’appuntamento era per il mattino dopo.

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Durante la notte, grazie alle capacità dell’agente Reese, abbiamo appreso della mancanza degli spiriti nella dimensione che chiamiamo Twilight. Solo un’anima era rimasta, grazie ad un cimelio che lo aveva legato al piano materiale. Recuperato tale artefatto, ci siamo concessi qualche ora di sonno prima del mattino.
La nostra guida, un ragazzino giovanissimo di appena 12 anni, ci ha aspettato fino a mezzogiorno circa (ritardo accumulato anche per colpa dell’agente Lacroix). Il giovane era preoccupato, con i cammelli, per raggiungere la nostra destinazione avremmo impiegato almeno 5 ore, e voleva che evitassimo di rimanere da soli nel mezzo del deserto dopo il calare del sole.
E aveva ragione. Superammo una miriade di piccole piramidi tutte uguali, fino a raggiungerne una in particolare, vicino ad un dirupo.
Il sole era già stato sostituito dalla luna in cielo, e appena vide le prime sagome ergersi dalla sabbia, il ragazzino si lanciò al galoppo, fuggendo verso la costruzione.
Colti di sorpresa, fummo accerchiati dagli zombie che erano spuntati da terra e che si avvicinavano a noi minacciosi.
Lo scontro è risultato impari, e presto siamo stati sopraffatti dalle creature, e abbiamo perso i sensi.

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Ci siamo risvegliati all’interno di una costruzione (scoprimmo più tardi di essere dentro la piramide di fronte alla quale eravamo stati attaccati. Avevamo trovato il misterioso figuro che cercavamo. Egli si presentò come Fadir Un nefer, portavoce di Nakhtamon, un antico faraone sacerdote di Anubi. Ci ha anche svelto il mistero dietro alla mancanza di morti.
La Bilancia di Anubi era sparita. Senza di essa, era inpossibile per il dio giudicare le anime e decidere se mandarle nell’ade o in paradiso.
Insieme a lui siamo riusciti a rintracciare la posizione dell’artefatto: si trovava nell’Oltretomba, ed era stato trafugato da un demone in combutta con lo spirito di Nakhtamon.
Raggiunta la piramide dimora del demone, siamo riusciti a sconfiggerlo mentre il faraone defunto combatteva con il demone che aveva deciso di rompere il patto concordato.
Grazie ad un rito nefando sono riuscita a ordinare al demone di tornare indietro, lasciando la Bilancia sul nostro piano.
Fatto questo, anche Nakhtamon si è ribellato al suo “amico” Fadir, con il quale condivideva il corpo.
È stato impossibile fermarlo, ma Fadir è riuscito a far crollare la piramide, sacrificandosi.
Spero di essere riuscita a salvarlo in realtà, spezzando la collana del vecchio spirito trovata in città. L’abbiamo visto inabissarsi all’interno della piramide in rovina, e speriamo sia riuscito a dare una terza possibilità al sacerdote che aveva compiuto il gesto estremo.
Pare che il corso naturale della vita sia tornato ad essere quello prestabilito, quindi possiamo ritenere compiuta la missione, nonostante l’artefatto non sia entrato in nostro possesso.
Ma forse è meglio così.
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Mission 01: Shadow in our Blood

OPERAZIONE: SHADOW IN OUR BLOOD

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AGENTI COINVOLTI:
- John Reese
- Vincent Lacroix
- Sara Walker

LUOGO:
Centro di ricerca del Cheiron Group 44/NS-35, a 65 km a nord di Fairbanks, Alaska.

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RAPPORTO MISSIONE (di Sara Walker):
L’arrivo sul luo è stato piuttosto turbolento. Il nostro volo, con l’agente Joseph Wu, si è concluso prematuramente a causa del forte maltempo. L’aereo ha avuto grosse difficoltà ad attraversare la tempesta di neve. Un atterraggio di fortuna è costato la vita al nostro pilota e il mezzo è rimasto inutilizzabile, lasciandoci per fortuna a poche centinaia di metri dalla nostra destinazione.

Al nostro arrivo l’installazione si è presentata come preventivato. Nessun sopravvissuto ha potuto spiegarci cosa era successo, e una prima esplorazione del piano principale ha fornito poche informazioni. Apparentemente un’esplosione ha danneggiato l’intera truttura, ma i cadaveri che abbiamo trovato presentavano evidenti segni di collutazione.
(Per un elenco completo del personale coinvolto, si veda fascicolo allegato, Referto n.545412)

Le scoperte più interessanti sono state fatte però dagli agenti Reese e Lacroix. Mentre infatti mi fermavo al piano superiore per cercare di ristabilire un contatto con la base tramite la stanza delle comunicazioni del laboratorio, loro si sono occupati di esplorare il piano inferiore.

Qui, hanno trovato alcuni abitanti del centro di ricerca, deceduti in circostanze evidentemente sovrannaturali. Quello che sembrava essere stato un vero e proprio sterminio di massa si è rivelato invece essere riconducibile alle azioni di un singolo soggetto (Jakob, si veda scheda personale): il soggetto in questione è un vampiro, ma dal suo stato frenetico e rabbioso, oltre che dalle spiegazioni che ci ha saputo fornire in seguito, una volta calmato, abbiamo scoperto che questa installazione del gruppo procedeva con esperimenti su non-morti. Purtroppo 8 esemplari su 9 sono andati distrutti,

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Abbiamo però recuperato l’ultimo vampiro, e abbiamo trovato importanti documenti del Cheiron Group, prima far saltare definitivamente la struttura ed eliminare ogni traccia della sua esistenza. Siamo stati prelevati alle ore 04.00 a.m. da una squadra di soccorso e siamo stati riportati a casa dopo una sosta di un giorno presso un centro militare di Fairbanks, per garantire l’incolumità del nostro nuovo ospite e per curare le ferite degli agenti Reese e Lacroix.

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